ATTIVATO IL CENTRO DI SUPERVISIONE NAZIONALE (Ce.S.Na.) DELLA RETE LAND MOBILE RADIO.

A cura del Ten. Col. t. (tlm) Michele SFORZA

Land Mobile Radio, un sistema di Comando e Controllo che si integra con le reti dati della Difesa,garantendo l’interoperabilità con assetti di comunicazione tattica e sistemi analoghi delle Forze di Polizia e della Protezione Civile.

Il continuo impiego delle unità della Forza Armata nell’operazione “Strade Sicure” per specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità e nell’ambito di operazioni per la gestione delle calamità naturali, nonché dei grandi eventi con peculiarità tipiche delle Protezione pubblica e soccorso in caso di catastrofe, ha suggerito l’esigenza di dotarsi  di un sistema di Comando e Controllo radio Mission Critical, con estensione geografica nazionale, in grado di garantire le comunicazioni voce e dati sicure ed il tracciamento delle forze, anche in scenari in cui le reti di telecomunicazioni pubbliche potrebbero venir meno.

Al fine di consentire l’esercizio del Comando e Controllo (C2) del Sistema, è stato inaugurato recentemente a Palermo,presso la Caserma “E. Turba”, sede del 46° reggimento trasmissioni, il Centro di Supervisione Nazionale (Ce.S.Na.) della rete Land Mobile Radio,alla presenza del sindaco di Palermo, dott. Roberto Lagalla e numerose Autorità militari, istituzionali locali e rappresentanti della Protezione Civile.

L’esperienza maturata negli anni ha evidenziato l’importanza di poter disporre di un sistema proprietario, tecnologicamente avanzato, in grado di assicurare le funzioni di coordinamento e C2 fin dalle prime fasi di un intervento in emergenza della Forza Armata in modo da poter condividere con immediatezza le informazioni tra le unità intervenute sul terreno e i vari livelli di comando. In tale contesto, la rete radio nazionale deve poter essere interoperabile con i sistemi di comunicazione utilizzati dai principali stakeholder nazionali con i quali le Forze Armate operano regolarmente (Forze di Polizia, Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Croce Rossa, ecc.).

Il sistema Land Mobile Radio (LMR), basato su infostruttura di rete a tecnologia Digital Mobile Radio (DMR) e Long Term Evolution (LTE/5G), identificata anche con il nome T.O.M. 2 (rete Tattica Operativa Mobile) è pensato come un insieme di diverse funzionalità che, combinate tra loro, forniscono un sistema nazionale di C2 integrato, efficiente e dinamico, capace di adattarsi ai diversi scenari operativi.

Le componenti software C2 di tipo cartografico,consentono di avere la situational awareness, attraverso comunicazioni voce, scambio dati e force tracking delle unità dispiegate sul terreno.

Componente software C2 di sala operativa

La radio a standard DMR, componente principale servizio LMR è il vettore di trasporto digitale scelto per garantire la copertura nazionale mission critical e per rendere un servizio radio push to talk.

Componente radio DMR

Inoltre, l’applicativo Radio over LTE(Long Term Evolution), consente di inviare immagini, video, file e stabilire chiamate push to talk, attraverso smartphone e dispositivi commerciali.

Componente radio over LTE

La verifica e la validità di tutte le procedure tecnico-operative per la gestione del sistema, comprese quelle di disaster recovery, sono state oggetto dell’esercitazione “Calatafimi 2023”, a guida 46° Reggimento Trasmissioni, al termine della quale è stata sancita, l’Initial Operation Capability (IOC) del Centro di Supervisione Nazionale della Rete Land Mobile Radio, ovvero l’operatività di primo livello dello stesso.

Un momento dell’esercitazione Calatafimi 2023

Il sistema è stato installato nel primo teatro operativo quale capacità abilitante del Joint Task Force LebanonSector West (JTFL-SW). La Task Force C5 su base 7° Reggimento Trasmissioni del Comando Trasmissioni, ha installato i primi elementi e realizzato la sala di controllo del sistema all’inizio del mandato dell’Operazione “LEONTE XXXIII”.

Il raggiungimento del risultato sancisce l’inizio di una nuova fase che prevede la realizzazione in ulteriori quattro posti ripetitori al fine di garantire una copertura ottimale di tutta l’Area of Responsability (AoR) della JTFL-SW.

Grazie alla nuova capacità, il Contingente del Sector West può contare su servizi avanzati sicuri, via radio, di comunicazione, comando e controllo che vanno dalla tradizionale chiamata voce (singola e di gruppo), alla messaggistica istantanea, al force tracking, con la possibilità di disattivare da remoto eventuali terminali sottratti e/o smarriti. La completa installazione e messa in opera del sistema consentirà il “potenziamento delle capacità di Comando e Controllo (C2) dello Strumento Terrestre” e di venire incontro alle richieste delle Unità di Manovra relative all’impiego del sistema di comunicazione LMR, sia come capacità radio sia come capacità radio over long term evolution (LTE).

Il raggiungimento della Full Operational Capability (FOC) del sistema, prevista nel 2026, consisterà nell’estensione del servizio a tutte le aree del territorio nazionale di interesse per le attività di controllo del territorio, operative, addestrative e logistiche della Forza Armata.

In tale contesto, il Ce.S.Na. di Palermo, risulta il punto di riferimento nazionale per la gestione e l’ampliamento della rete, in linea con l’obiettivo comune dei reggimenti trasmissioni dell’Esercito, di essere oggi come ieri, proiettati nel futuro per essere più competitivi domani, continuando ad essere rilevanti oggi.

Articolo pubblicato sul periodico ANGET N4/2023 – Associazione Nazionale Genieri e Trasmettitori

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SURROGATI, SUCCEDANEI ED INVENZIONI DEL PERIODO BELLICO CHE ANCORA UTILIZZIAMO

Di Alberto Corbelletti

Le guerre infliggono sofferenze e danni ad intere popolazioni.

Sin dall’antichità i governanti di paesi belligeranti si avvalgono della scienza per sviluppare contromisure o, se possibile, strumenti per prevalere sull’avversario.

In tempo di guerra, strategie politico-economiche portano al varo di provvedimenti sanzionatori, i quali gravano sulla popolazione, razionando il consumo di alcuni beni di produzione interna e limitando, o addirittura vietando, l’importazione di altri.

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Molte sono le scoperte tecnologiche dei periodi bellici, sovente casuali, che hanno portato allo sviluppo di apparecchi e materiali tutt’oggi di uso comune e presenti nelle nostre abitazioni. Le restrizioni economiche hanno, di pari passo, favorito la ricerca di alimenti, medicamenti alternativi: surrogati e succedanei. La storia racconta che in ambito alimentare molti di questi erano, come Totò definì un surrogato del caffè, “una ciofeca”. Altri pseudo medicamenti, creati da fantasiosi imprenditori, erano privi di ogni utilità se non quella di generare profitto al venditore. Nel periodo della Grande Guerra medie industrie si ingrandirono a dismisura grazie a contratti, poco convenienti per lo Stato, fornendo all’Esercito, a volte misti alla quantità, materiali di dubbia qualità. Piccoli industriali e commercianti, sfruttando la carenza o l’assenza di prodotti, si inventavano alternative che riuscivano a vendere con stratagemmi pubblicitari, fino a che veniva scoperta la loro inefficacia. Non mancavano le truffe come l’aggiunta di segatura di legno a crusca e farina. Si diffusero la “Butirrina”, ossia un burro artificiale della ditta Chierichetti & Torriani, il Fox-Caleur, un prodotto inglese che, diluito in acqua e irrorati con carbone o legna, illudeva di aumentarne il potere calorifico del 50%.

Pubblicità della Butirrina su cartolina postale.
Pubblicità della Bordolese Rosata

Nel settore farmaceutico la ditta del Chimico Farmacista cav. dott. P. Colombo commercializzava l’antiparassitario “Distruttore Indiano”, ovvero una polverina che poteva essere utile ai soldati contagiati da parassiti e, tra altri prodotti, anche la bevanda “Bordolese Rosata” proposta come “preferibile al vino”.

L’industria chimica Zambelletti “riprodusse” l’antiluetico “Salvartan” derivato dall’Arsenico e primo farmaco di sintesi ottenuto dal tedesco P. Ehrlich nel 1909. Noto anche col nome di “Composto 606”, esso preveniva e curava la Sifilide e la Tripanosomiasi, l’infezione causata dalla puntura della mosca Tse-Tse.

Composto 606

La Grande Guerra portò ad innovazioni ma, considerando le conoscenze e le tecnologie del tempo, pur risultando utilissime sono da considerarsi dei “prototipi”. Nel primo dopoguerra e nel corso della Seconda Guerra, quanto si era sperimentato e utilizzato venne perfezionato e, mutate le esigenze, nuove apparecchiature e nuovi materiali vennero studiati, impiegati e affinati fino a diventare di uso comune ai giorni nostri. La ricerca scientifica era sempre orientata alla ricerca di sostituti ai carenti prodotti naturali. Vediamone alcuni.

Il PVC, lo ottenne per la prima volta il francese H.V. Regnault nel 1838 e poi il tedesco E. Baumann nel 1872. Entrambi casualmente dal gas di cloruro di vinile, sintetizzarono un materiale solido difficile da lavorare. Due anni prima della Grande Guerra, il tedesco F.H.A. Klatte, brevettò la tecnica della polimerizzazione con luce solare del cloruro di vinile rendendo il PVC lavorabile. La commercializzazione iniziò negli anni ‘20 con la crisi degli Stati Uniti come valido sostituto alla gomma naturale. Con la II^ Guerra, fu adottato come isolante per i cablaggi elettrici delle navi da guerra. In ambito civile, e di qualità migliore, per l’Arma del Genio e Truppe da Sbarco, si usa per gommoni, tensostrutture, etc. Negli anni ‘50 durante la Guerra di Corea, si iniziò ad usarlo per le sacche di sangue.

Nel 1913, J.E. Brandenberger inventa il CELLOPHANE che data la notorietà non necessita di descrizioni.

Il TEFLON: nell’aprile del 1938 R.J. Plunkett mentre stava lavorando con gas refrigeranti si accorse che un campione di Tetrafluoroetilene, compresso e congelato, si era polimerizzato dando origine ad un materiale solido simile alla cera che chiamò TEFLON (Politetrafluoroetilene) il cui simbolo sarà PTFE.

Campione di Teflon

Per le caratteristiche di anti aderenza, impermeabilità, elevata resistenza a calore e corrosione ed intaccamento da sostanze volatili, venne subito impiegato come rivestimento per ridurre il precoce deterioramento di tutto ciò che veniva a contatto con l’Uranio. Militarmente (formulazione Du Pont) lo si impiegò nella costruzione dei primi ordigni nucleari. In elettronica è ottimo per evitare contaminazioni da agenti chimici nella realizzazione di semiconduttori e resine sigillanti. Per l’alta resistenza, il basso attrito, la ridotta usura e alta scorrevolezza, lo si usa in meccanica, carpenteria, etc.. La possibilità di miscelarlo ad antimicrobici soddisfa i requisiti per l’impiego medicale (strumenti sterilizzabili in autoclave) e ortopedico. Dall’originale PTFE commercializzato dal 1946, nel tempo si introdussero sul mercato il FEP dal 1960, l’ETFE dal 1970 e il PFA dal 1972. Gli impieghi più comuni, per leggerezza e resistenza a condizioni estreme sono: trattamento antiaderente per pentole, rivestimento per sacchi a pelo e indumenti, tutti gli usi dove è richiesto ritardo alla fiamma o non infiammabilità, attuatori aeronautici, ecc.. Per lubrificare armi, anche ad alta cadenza di tiro, si usa Olio al Teflon.

Il NYLON (Poliammide) fibra sintetica a basso costo realizzata da W.Carothers nel 1935 per la Du Pont.

Pubblicità del nylon

Sostituto di fibre tessili artificiali come Rayon e Acetato ricavati dalla Cellulosa, trova ampio impiego militare (NYLON 6.6) per la costruzione di paracadute, alianti, cordame di varie dimensioni, reti, zaini, cinture, portamunizioni, vestiario e molteplici applicazioni fino alle calze per signore. Rende l’idea lo slogan pubblicitario dell’epoca: “resistente come l’acciaio e delicata come una ragnatela”.

Il PET: alla ricerca di una fibra tessile sintetica per sopperire alla carenza di seta giapponese e nylon per l’esercito americano, approfondendo le ricerche di W.Carothers, J.R.Whinfield e J.T.Dickson, realizzarono casualmente questo poliestere (glicole etilenico e acido tereftalatico). Composto da petrolio, gas naturale e materie vegetali (da 1,9 Kg di petrolio si ottiene 1 Kg di PET), è riciclabile al 100% e se incenerito libera nell’aria vapore acqueo, ossigeno e anidride carbonica. Il riutilizzo dopo il riciclaggio, permette di risparmiare il 50% dell’energia necessaria per produrne di nuovo. Essendo infrangibile, igienico, incolore, leggero (una bottiglia da 1,5 litri pesa 30 gr) resistente al calore e possedendo una elevata trasmissione luminosa, già dagli anni ‘70 si utilizza per contenitori di bevande, cibi ed imballaggi; a differenza delle tipiche lattine in alluminio, possono essere dotati di tappo richiudibile. Nel settore dell’abbigliamento sportivo viene etichettato POLIESTERE (stessa famiglia di appartenenza). Gli indumenti in PILE sono di PET.

La stampigliatura che contraddistingue il PET

Il NASTRO AMERICANO o DUCK TAPE: sviluppato dalla REVOLITE divisione dell’americana Johnson & Johnson nei primi anni ‘40 durante la presidenza F.D. Roosevelt. L’esigenza era di fornire ai militari sul campo, un prodotto multiuso di facile utilizzo anche per riparazioni di emergenza. Costituito da un collante biadesivo a base di gomma di alta qualità a cui sulla parte superiore era disposto un tessuto/tela di cotone a trama larga a sua volta ricoperto da una pellicola di Polietilene.

Nastro americano

Il buon collante lo faceva aderire a superfici che faticosamente consentivano l’adesione, la trama larga della tela lo rendeva resistenze alle sollecitazioni meccaniche, facile da strappare e flessibile, la copertura in Polietilene lo rendeva impermeabile. Il nome Duck (anatra) Tape (nastro) gli fu attribuito proprio perché era impermeabile come il piumaggio di un’anatra. Era prodotto in due colorazioni: grigio (ottenuto dalla polvere di alluminio) e verde oliva militare. Per le caratteristiche citate e la resistenza al calore, lo si utilizzava per riparare/sigillare tubazioni, parti di carrozzeria dei mezzi, armi, casse delle munizioni, etc. La disponibilità a bordo della navicella della missione “Apollo 13”, permise agli astronauti di risolvere il grave guasto al sistema di supporto vitale e di rientrare sulla Terra. Un altro uso, forse banale ma utile, sono la disposizione ad X di due strisce sui vetri di edifici alle latitudini interessate da uragani e forti fenomeni atmosferici. L’adesivo sul vetro evita la frantumazione in piccole parti. Dal successo di questo ritrovato, con nuovi polimeri forniti dalle continue ricerche, l’industria sviluppa tipologie di nastri per usi specifici.

Negli anni ‘50 e’60, la ricerca e la scoperta di nuovi materiali per necessità militari durante i conflitti, affinati con le nuove conoscenze, permettono all’industria chimica di invadere il mercato con prodotti alternativi a quelli naturali. Tra i più significativi uno è la “Fòrmica” (la più nota delle resine melammina-formaldeide).

Pubblicità della fòrmica

Il basso costo dei pannelli rivoluzionò l’industria dell’arredamento che rivestendo mobili in legno di bassa qualità gli conferiscono una discreta finitura e l’impermeabilità. L’altra, è la scoperta del chimico italiano Giulio Natta (1903-1979) del ‘54, il Polipropilene isotattico comunemente noto come “Moplen”. Chi “esisteva” negli anni ‘60 ricorderà “Carosello” (l’attuale spazio pubblicitario televisivo) e la pubblicità del prodotto di Gino Bramieri. L’industrializzazione iniziò nel 1957 dalle ditte controllate da Montecatini: Montesud e Polymer. Il Moplen è una resina sintetica molto resistente a temperatura elevata, a fessurazione da stress, è inattaccabile da gran parte degli agenti chimici ed è lavorabile. Per le sue caratteristiche ed il basso costo lo hanno reso il materiale perfetto per secchielli, stoviglie e prodotti per la casa.

Tra le tante ricerche scientifiche di Giulio Natta ci sono: per Pirelli il Butadiene essenziale per la fabbricazione di pneumatici, il battericida conservatore biologico Formaldeide impiegato nei processi di imbalsamazione e formulazioni per la Ditta di polvere da sparo ed esplosivi BPD (Bombrini Parodi Delfino). Nel 1963 fu insignito del Premio Nobel.

Pubblicità di vari prodotti della ditta BPD.

Dalle ricerche per sostituire materiali carenti in particolari periodi, si sono ottenuti i Tecnopolimeri come il TPX (Polimetilpentene) che per resistenza alla sterilizzazione e per l’ottima trasparenza si realizzano contenitori come provette e materiali per laboratori ospedalieri. Le PI (Poliimmidi), che hanno caratteristiche meccaniche e termiche superiori a ceramiche, metalli e leghe speciali. Si costruiscono palette di turbine, radome (struttura protettiva: radar-dome) per radar di aerei, parti di aviogetti, caschi e parti di tute spaziali, giubbotti antiproiettile, etc..

Le scoperte nel settore chimico durante la Grande Guerra, misero senza dubbio, nonostante gli effetti deleteri dei gas tossici e dei lanciafiamme usati per sterminare il nemico, le basi di partenza per lo sviluppo di nuovi materiali e farmaci. Meccanica ed elettronica, pur più lentamente, modificarono strategie e tecniche di combattimento.

La Fanteria impiegò i primi mortai che, sfruttando la discesa del proiettile nella canna, colpivano una cartuccia che innescava la carica di lancio, le artiglierie vennero dotate, anche se inizialmente il loro impiego fu fallimentare, di rudimentali carri armati. Le armi, sia di reparto che individuali, divennero di tipo automatico (l’energia prodotta dai gas dell’esplosione della carica viene utilizzata per espellere il bossolo e incamerare il nuovo proiettile).

L’Italia, pur possedendo brillanti menti tecnico-scientifiche, rimase tecnologicamente “arretrata” rispetto alle altre Nazioni belligeranti. Tra le principali cause, la carenza di materie prime, la scarsa competenza e connivenza dei Generali Comandanti con i grandi imprenditori facilitandogli il loro mestiere di generare profitto. D’altro canto, i grandi costruttori, per ovvi motivi di costi e ormai divenuti fornitori ufficiali del Regio Esercito, si avvalevano di singoli progettisti anziché di gruppi di lavoro. I risultati furono evidenti. I costi dei materiali e di produzione erano esagerati, i mezzi forniti poco funzionali e scarsamente efficienti e le criticità progettuali più o meno le stesse. Prove indubbie si riscontrarono, nel corso della Seconda Guerra sia in Aeronautica che nell’Esercito. Es.: i motori aeronautici prodotti da Piaggio (mix di datati progetti stranieri) si spegnevano in volo o comunque, essendo l’Italia non in grado di produrre carburante ad alto numero di ottani, per ovvi motivi, erano soggetti a malfunzionamenti, incendi ed esplosioni; i carri armati mod. M13/1940 prodotti da FIAT-Ansaldo, anche se ben armati (cannone da 47mm), erano costruiti con metalli inadatti e facilmente frangibili. La situazione, evidenziava ancora la retrograda mentalità della gerarchia militare formatasi su superate tattiche di guerra di posizione e non di movimento. Il Generale Ettore Bastico, nonostante l’esperienza di comando di unità corazzate, per uniformarsi al pensiero dei colleghi, ebbe a dire “il carro è un mezzo potente che non dobbiamo disconoscere, ma non gridiamogli osanna. L’osanna riserviamolo per il fante e per il mulo”. Tutti i belligeranti, e non solo gli italiani, avevano le loro carenze.

Le comunicazioni in battaglia sono essenziali per una mirata e rapida gestione delle azioni. Nella Grande Guerra, telefono, telegrafo e poi le prime radio, affiancarono staffette portaordini, piccioni viaggiatori, segnalatori ottici, ecc.. Constatata la validità operativa delle radio ricetrasmittenti, sorse la necessità di renderle compatte per un agevole trasporto, disciplinarne l’uso e limitare/evitare le intercettazioni introducendo sistemi di trasmissione crittografati dei messaggi. Crittografia, deriva dal greco e significa “scrittura nascosta o segreta”. È ovvio che trasmettendo informazioni riservate in chiaro via etere, il nemico poteva intercettarle e conoscere in anticipo le mosse dell’avversario. L’adozione di cifrari sempre più complessi ebbe un ruolo fondamentale nella Seconda Guerra Mondiale e la più nota cifrante elettromeccanica a rotori utilizzata dall’Asse fu ENIGMA. I suoi segreti furono svelati dal matematico Alan Turing con la decifrante “Bomba”. La cifratura da allora è parte della vita di ogni persona, quando utilizziamo Internet od una carta digitale (carta di credito, bancomat, tesserino di riconoscimento, ecc.) i nostri dati sono interscambiati in rete in modo crittografato. Altre macchine di comunicazione adottate in ambito militare furono la macchina da scrivere e la telescrivente o telex (teleprinter exchange). La prima, già presente, opportunamente ridimensionata e irrobustita, consentiva scrittura e leggibilità corretta degli ordini. L’uso intensivo che se ne fece fino alla comparsa dei sistemi di videoscrittura è noto ma, occorre ricordare che la dattilografia fu uno degli impieghi post bellici per soldati invalidi e personale femminile. La seconda, rudimentale ma anch’essa già presente dall’inizio del millenovecento, la si perfezionò ed impiegò militarmente dagli anni ‘30. Nel 1935 il Telescrittore someggiabile CREED (59Kg) entrò in dotazione alla Scuola del Genio e ai Battaglioni Telegrafisti. Dagli anni ‘50 venne adottata dal Ministero delle Poste e Telecomunicazioni in sostituzione del telegrafo e fruibile, con servizio in abbonamento, da aziende e società.

Cos’è e come funziona una telescrivente? Molti Trasmettitori le hanno studiate, usate o almeno viste nelle aule didattiche durante i corsi alle Scuole. Le apparecchiature (sui testi militari denominate Telescrittori) possono essere trasmittenti-riceventi o riceventi e sono l’integrazione di telegrafo e macchina da scrivere. Ad ogni tasto del terminale (carattere, numero o segno) corrisponde una combinazione di 5 impulsi elettrici ognuno della durata di 20ms. Il Codice internazionale impiegato è la combinazione di 32 impulsi elettrici positivi e negativi. Il testo digitato, codificato e trasmesso via cavo o etere, raggiunge i destinatari. L’apparecchio ricevente, decodifica i gruppi di impulsi nuovamente in lettere, numeri o segni procedendo, sulle più vetuste alla stampa del testo su striscioline di carta e sulle più moderne direttamente su fogli. L’utilizzo si protrasse fino al termine degli anni ‘80 quando si diffuse l’uso del Facsimile o Telefax per essere dismessa nel 2001 con l’avvento della posta elettronica o e-mail.

L’esperienza del Primo Conflitto accelerò la ricerca e lo sviluppo dell’elettronica ma si era ancora agli albori. Le valvole termoioniche cominciavano ad essere più efficienti, ma tutte le macchine di calcolo erano meccaniche complicate e lente. Era necessario semplificare e velocizzare i “calcolatori”. Il tedesco Konrand Zuse , tra il 1935 e il 1939 riuscì a sviluppare i calcolatori elettromeccanici Z1 e Z2 e poi nel 1941 con il collaboratore H.T. Schreyer lo Z3. Quest’ultimo fu il primo computer digitale programmabile che utilizzava il codice binario (codice composto da soli 0 e 1 molto più semplice da automatizzare del sistema decimale). Nonostante l’importanza della scoperta, il governo tedesco lo ritenne di scarso interesse strategico e il settore macchine da calcolo venne industrialmente sviluppato in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

Abbandonata la guerra di posizione, quella di movimento richiedeva tecnologie di comunicazione e di scoperta /avvistamento del nemico sempre più affidabili. La tecnologia del primo periodo post Grande Guerra consentiva di generare frequenze intorno ai 30 MHz che poi man mano raggiunsero i 100 MHz e i 200MHz ( il valore della frequenza da utilizzare per un determinato impiego, è fondamentale per lo scopo da raggiungere ). Le ricerche sull’impiego delle onde radio per realizzare strumenti di difesa e offesa per prevalere sul nemico, si basavano sugli esperimenti di Heinrich Hertz. Egli osservò che radiofrequenza ed oggetti investiti da essa interferivano tra loro. Trattandosi principalmente di ricerche per impiego militare, i fini erano il rilevamento di navigli ed aerei a distanza. Fu il punto di partenza da cui le nazioni svilupparono tipologie di RADAR (RAdio Detection And Ranging) adatti alle loro presunte esigenze difensive. L’invenzione del Radar non è attribuibile a qualcuno in particolare anche se già nel 1904 il tedesco C.Hϋlsmeyer inviando da terra onde elettromagnetiche ad una nave metallica, riusciva con approssimazione, a calcolarne la distanza. Un radicale sviluppo del sistema si ebbe nel 1921 con l’invenzione di Albert Wallance Hull del MAGNETRON. Con questa valvola termoionica, il cui flusso di elettroni attraversava perpendicolarmente un campo magnetico, si potevano generare e trasmettere impulsivamente frequenze a bassa lunghezza d’onda (~ 23cm) ed individuare oggetti anche non metallici e di piccole dimensioni, come gli aerei, a discrete distanze. – Nota: l’attuale tecnologia permette la costruzione di MAGNETRON per uso militare e civile con frequenze da λ29,9cm a λ0,31cm (cioè da 1GHz a 95GHz) con potenze da 1,5KW a 7,5KW. In ambito militare il segreto è d’obbligo.

Nel 1937, i laboratori della U.S.Navy implementarono i Radar con il sistema di identificazione IFF (Idendification Friend or Foe = identificazione amico o nemico) installandolo sugli aerei. Le ricerche sui Radar militari dagli anni ‘50 ebbero sviluppi in diversi settori (es.: meteorologico), radar in grado di determinare un elevato numero di parametri di un aereo in volo o a terra su di un aeroporto, determinare il tipo di autoveicolo quando ritiriamo il biglietto o comunque varchiamo un casello autostradale, sistemi antitaccheggio come EAS o RFID fino al diffusissimo Forno a Microonde. Anche questo elettrodomestico per la cottura dei cibi, quando iniziò a diffondersi, era poco maneggevole e ingombrante (+/-200Kg). Dal secondo dopoguerra fino alla sua ampia diffusione dalla metà degli anni ‘80, si rimpicciolì e si alleggerì come lo conosciamo ora.

Come funziona il microonde? Lo schema di principio di un forno microonde è visibile in (Fig.11).

Schema di forno a microonde

Il MAGNETRON è una valvola termoionica ma con un aspetto differente dalla classica ampolla in vetro.

Magnetron

Ha un anodo che è un blocco cilindrico di rame nel quale sono ricavate, con fori e fessure, dei circuiti risonanti (cavità risonanti) L C. Trattandosi di un oscillatore, le fessure costituiscono i condensatori C mentre i fori le induttanze L. Le dimensioni di entrambi determinano i valori e di conseguenza la frequenza di oscillazione. Genieri e Trasmettitori conoscono bene questi argomenti. Il catodo è un cilindro di grandi dimensioni (perché la temperatura di funzionamento è elevata), quando riscaldato, emette elettroni che attraversano un campo elettrico perpendicolare al campo magnetico ed escono da un foro dell’anodo per raggiungere l’antenna. Attraverso una guida d’onda, un condotto sovente di sezione rettangolare con l’interno lucido argentato/dorato, l’energia irradiata dall’antenna raggiunge la cavità del forno e viene distribuita dalla ventola. Gli elettroni interagiscono con l’acqua contenuta negli alimenti “agitandola” alla frequenza tipica di 2,45Ghz che riscaldandosi li cuoce.

Perché nei radar e nei forni l’energia viene trasmessa con una guida d’onda?

Il motivo è semplice, si fa per dire. Con un grossolano esempio si può dire che: utilizzando un cavo schermato come quello TV, a frequenze dell’ordine dei Gigahertz, l’attenuazione, durante il seppur breve percorso, sarebbe così elevata che le microonde si “perderebbero per strada”.

Tra il 1934 e il 1940 si studiarono e progettarono i ricetrasmettitori portatili, i precursori dei moderni “Walkie-Talkie”. I più noti modelli BC-1000 (SCR-300) e BC-661 (SCR-536) in dotazione al Signal Corps (le nostre Trasmissioni) delle forze armate U.S.A. sono visibili in quasi tutti i film che narrano le vicende della Seconda Guerra Mondiale.

La radio BC-1000

La BC-1000 era un Walkie-Talkie (cammina e parla) nel senso che era portata dal soldato come uno zaino. Sviluppata dalla Galvin Manifacturing Company (divenuta Motorola), funzionava da 40 a 48 Mc in MF ed aveva una portata di 3 miglia. Il contenitore in alluminio, alloggiava l’apparecchio e le batterie.

La radio BC-661.

La BC-661, denominata “Handie-Talkie”, è invece il modello da portare in mano. Funzionava da 3,5 a 6 Mc in AM con una portata ridotta e variabile a seconda degli ostacoli di 1 Miglio. Completa di batterie pesava +/- 2,5Kg. Con oscillatori al quarzo sia in ricezione che in trasmissione, era molto stabile e subito pronta all’uso senza necessità di regolazioni. Una “antenna a telaio” da collegare con un cavo al posto di quella telescopica, permetteva di determinare la posizione di un altro soldato con lo stesso dispositivo nell’area circostante.

Già presente da tempo, ma di fattura diversa, verso il termine della Grande Guerra comparvero i primi orologi da polso che dagli anni ‘30 iniziarono a perfezionarsi e divennero una necessità durante il Secondo Conflitto. L’orologio in uso per gli uomini era la cipolla da taschino, appesa ad una catenella e tenuta sotto la giacca. Le signore, orologi simili li portavano appesi al collo e al polso con catene. Durante la Grande Guerra, alcuni soldati, anziché appenderlo lo portavano in una sorta di contenitore in pellame al polso. Entrambe le versioni erano scomode. Trasformatasi la guerra “di posizione” a “di movimento”, per coordinare lo spostamento di truppe e mezzi, era indispensabile dotarsi di orologi comodi, di facile lettura e robusti. I primi modelli inglesi, utilizzavano movimenti meccanici piccoli e poco precisi e anche per la scarsa robustezza non furono molto apprezzati. Gli svizzeri, maestri orologiai, usarono i più affidabili movimenti Longines e Omega mentre per la copertura del quadrante il vetro minerale (vetro che trattato chimicamente diventa sette volte più resistente ai graffi ed alle fratture). La copertura in vetro normale si rompeva, quella in cellulosa esposta alla luce solare ingialliva, sensibile alla temperatura si deformava e andava persa ed era infiammabile. Trattandosi di orologi d’impiego militare, per irrobustirli ulteriormente, si aumentò il numero delle casse di contenimento e si applicò sopra il vetro una protezione metallica simile ad una griglia. Particolare importante era l’assenza di parti lucide o comunque riflettenti che potevano identificare la posizione di chi lo portava. L’orologio non era materiale di dotazione ma l’Autorità Militare Italiana permetteva di portarlo.

Articolo pubblicato sul periodico ANGET N3/2024 – Associazione Nazionale Genieri e Trasmettitori

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IL TRENO DEL RICORDO DA TRIESTE A TARANTO

Del Generale Mario Pietrangeli

Il ricordo degli esuli giuliano dalmati, il ricordo dei tanti militari che non aderirono alla repubblica sociale di Salò, il ricordo dei tanti italiani morti nelle Foibe”.

Un treno per ripercorrere l’esodo giuliano-dalmata a quasi vent’anni dall’approvazione della legge 30 marzo 2004, n.92, che ha istituito il Giorno del Ricordo “al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

Il treno del Ricordo in viaggio.

Il Treno del Ricordo, progetto nato da una risoluzione della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati, è promosso dal Ministro per lo Sport e i Giovani, co-finanziato attraverso la Struttura di missione per gli anniversari nazionali ed eventi sportivi nazionali e internazionali e realizzato dal Gruppo FS e Fondazione FS Italiane, con la collaborazione del Ministero dell’istruzione e del merito, Ministero della cultura, Ministero della Difesa, Rai Teche, Istituto Luce, Istituto Regionale per la Cultura Istriana-Fiumana-Dalmata (IRCI), Rai Cultura e Rai Storia. Il convoglio storico, dal 10 al 27 febbraio, ha attraversato l’Italia, da nord a sud. In 4 vagoni del treno è stata allestita una mostra multimediale, aperta gratuitamente al pubblico, che ha ripercorso idealmente il viaggio compiuto dagli esuli istriani, fiumani e dalmati.

L’esodo giuliano-dalmata

Trieste, Venezia, Milano, Torino, Genova, Ancona, Bologna, Parma, La Spezia, Firenze, Roma, Napoli e Taranto, queste le tappe della mostra, in ricordo di quelle donne e quegli uomini che dovettero abbandonare le loro città, le loro case, la loro terra per restare italiani.

Il percorso della mostra si snodava lungo quattro vagoni, più due vagoni adibiti all’ingresso e all’uscita dei visitatori. Le sezioni erano 4: Italianità (IMI Internati Militari Italiani), Esodo, Viaggio del dolore, Ricordi di una vita. In ogni stazione la mostra è stata aperta al numeroso pubblico.

La mostra itinerante: All’interno del Treno è stata allestita una mostra multimediale con le testimonianze della storia dell’esodo giuliano dalmata.

L’esodo giuliano-dalmata

Proiezioni di filmati di repertorio (Archivio Istituto Luce e Rai Teche) e di video originali, fotografie e masserizie, fornite dall’Istituto Regionale per la Cultura Istriana-Fiumana-Dalmata (IRCI), hanno condotto il visitatore nel racconto immersivo degli avvenimenti legati all’esodo giuliano dalmata e alle altre vicende connesse con il confine orientale.

Articolo pubblicato sul periodico ANGET N1/2024 – Associazione Nazionale Genieri e Trasmettitori

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