l’Esercito ricorda i giovani militari travolti dal sisma del Friuli alla Fiera del Libro di Pordenone
E’ stato presentato alla Festa del Libro e della Libertà di Pordenone, svoltasi dal 16 al 20 settembre 2026, il volume “Lunga notte della Caserma Goi-Pantanali. Storie di uomini, macerie e rinascita”, di Romeo Michele Tomassetti e Flavia Virilli, pubblicato dall’Ente Editoriale per l’Esercito in occasione del cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli. Il volume riporta la memoria alla sera del 6 maggio 1976 e ai giorni immediatamente successivi, ricostruendo una delle pagine più drammatiche vissute dall’Esercito durante il sisma. Il terremoto colpì duramente anche la caserma Goi-Pantanali di Gemona del Friuli, dove nel crollo persero la vita 29 giovani militari di leva. I superstiti si misero immediatamente a scavare tra le macerie nel tentativo di raggiungere i commilitoni rimasti intrappolati, mentre altre squadre di militari venivano inviate nella città devastata per concorrere ai primi soccorsi alla popolazione.
Nel corso dell’incontro di presentazione, introdotto dall’Assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio Cristina Amirante e moderato dalla giornalista Giacomina Pellizzari, sono stati ripercorsi gli avvenimenti di quella drammatica sera e delle ore immediatamente successive. Nel crollo persero la vita 29 giovani militari di leva. Mentre i superstiti della caserma cercavano di raggiungere i compagni sotto le macerie, altre squadre di militari venivano inviate nella città devastata per concorrere ai primi soccorsi alla popolazione. La tragedia della caserma si intrecciò così, fin dalle prime ore, con il grande sforzo di solidarietà e di intervento che accompagnò l’emergenza.
Il libro ricostruisce quei momenti attraverso testimonianze dirette e un approfondito lavoro sulle fonti: documenti dell’Archivio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, memorie storiche dei reparti, registri, rassegne stampa e materiali fotografici. Un patrimonio documentale al quale si aggiungono numerosi scatti di Claudio Grossi, all’epoca giovane artigliere in servizio proprio nella caserma, capaci di restituire i luoghi e le prime ore dopo il terremoto. La pubblicazione integra inoltre QR code che permettono di accedere a ulteriori contenuti audiovisivi e documentali.
Alla presentazione ha preso parte anche il Generale Matteo Paesano, direttore dell’Ente Editoriale per l’Esercito, che ha illustrato le attività e la missione dell’Ente, soffermandosi sul valore della divulgazione storica e sulla responsabilità di custodire e tramandare la memoria militare. «Ricordare ciò che accadde in Friuli nel 1976 – ha sottolineato il Generale Paesano – significa anzitutto rendere omaggio alle vittime, ma anche riconoscere il valore di quei giovani militari e dei loro comandanti che, pur duramente colpiti dal terremoto, seppero reagire mettendosi immediatamente al servizio dei propri commilitoni e della popolazione. In quelle ore drammatiche emersero valori profondi: senso del dovere, spirito di sacrificio, solidarietà, coraggio, disciplina e responsabilità verso la collettività. Sono gli stessi principi nei quali si riconoscono ancora oggi le donne e gli uomini dell’Esercito e che continuano a guidarne l’azione, in Patria come nelle diverse aree operative in cui sono chiamati a svolgere il proprio servizio».«A cinquant’anni di distanza – ha proseguito – cambiano gli scenari, gli strumenti e le sfide, ma non cambia il significato più profondo dell’essere militare: esserci quando il Paese e i cittadini hanno bisogno delle proprie Forze Armate. È una continuità ideale che unisce generazioni diverse e che trova nel servizio, nella coesione e nella capacità di assumersi responsabilità anche nelle situazioni più difficili alcuni dei suoi riferimenti fondamentali. Conservare la memoria di quelle esperienze, quindi, non significa soltanto raccontare il passato, ma offrire alle nuove generazioni esempi concreti attraverso i quali comprendere valori che mantengono intatta la loro attualità».Nel suo intervento, il Generale ha infine ricordato anche il personale legame con quella pagina di storia, maturato durante la sua precedente esperienza di comando del “Conegliano”, una delle unità coinvolte e duramente colpite dal sisma del 1976. Una circostanza che ha conferito alle sue parole una dimensione non soltanto istituzionale, ma anche legata alla memoria e all’identità del reparto.