Il quaderno “Forze di Riserva 2020”, elaborato dal Centro Studi Esercito a cura di un gruppo di lavoro guidato dal Gen. D. (ris.) Luigi Paolo Scollo, offre un’analisi pragmatica delle criticità dello strumento militare nazionale in materia di resilienza, sostenibilità operativa e capacità di risposta alle crisi.
Lo studio parte dalla constatazione della carenza di riserve addestrate e propone soluzioni realistiche e finanziariamente sostenibili per integrare e rafforzare le unità operative.
L’attuale contesto internazionale è caratterizzato da un ritorno della competizione tra potenze, conflitti ad alta intensità e minacce ibride che combinano dimensione militare, tecnologica ed economica. La guerra in Ucraina ha dimostrato come, nonostante l’efficacia dell’asimmetria tecnologica — droni, sistemi autonomi, intelligenza artificiale e capacità cyber — i conflitti moderni richiedono ancora massa, profondità strategica e capacità di sostenere operazioni simmetriche prolungate. Le Forze Armate devono quindi poter contare su bacini di personale addestrato, mobilitabile rapidamente e integrabile con le componenti professionali, per garantire deterrenza credibile e resilienza nazionale.
Fin dall’introduzione, il documento evidenzia come la professionalizzazione delle Forze Armate abbia accresciuto l’efficacia operativa ma ampliato il distacco tra istituzione militare e società civile, riducendo il bacino di cittadini formati e mobilitabili. In questo quadro, la creazione di un sistema di riserva strutturato viene indicata come strumento essenziale per ricostruire il legame tra difesa e comunità nazionale.
Tra le principali soluzioni proposte figurano: la costituzione di una Riserva Operativa agganciata ai reparti in vita per garantire continuità ed efficienza; un modello modulare e progressivo per contenere costi e testare il sistema; incentivi fiscali e professionali per favorire l’adesione volontaria; e una più stretta integrazione con il tessuto produttivo e istituzionale del Paese.
Nelle conclusioni, lo studio sottolinea che un sistema di riserva efficiente non rappresenta soltanto una soluzione militare, ma un fattore di resilienza nazionale: rafforza il rapporto tra cittadini e istituzioni, valorizza le competenze della società civile e contribuisce a una difesa più inclusiva, flessibile e coerente con le sfide contemporanee.