Surrogati, succedanei ed invenzioni del periodo bellico che ancora utilizziamo

Di Alberto Corbelletti   Le guerre infliggono sofferenze e danni ad intere popolazioni.   Sin dall’antichità i governanti di paesi belligeranti si avvalgono della scienza per sviluppare contromisure o, se possibile, strumenti per prevalere sull’avversario.   In tempo di guerra, strategie politico-economiche portano al varo di provvedimenti sanzionatori, i quali gravano sulla popolazione, razionando il consumo di alcuni beni di produzione interna e limitando, o addirittura vietando, l’importazione di altri.     Molte sono le scoperte tecnologiche dei periodi bellici, sovente casuali, che hanno portato allo sviluppo di apparecchi e materiali tutt’oggi di uso comune e presenti nelle nostre abitazioni. Le restrizioni economiche hanno, di pari passo, favorito la ricerca di alimenti, medicamenti alternativi: surrogati e succedanei. La storia racconta che in ambito alimentare molti di questi erano, come Totò definì un surrogato del caffè, “una ciofeca”. Altri pseudo medicamenti, creati da fantasiosi imprenditori, erano privi di ogni utilità se non quella di generare profitto al venditore. Nel periodo della Grande Guerra medie industrie si ingrandirono a dismisura grazie a contratti, poco convenienti per lo Stato, fornendo all’Esercito, a volte misti alla quantità, materiali di dubbia qualità. Piccoli industriali e commercianti, sfruttando la carenza o l’assenza di prodotti, si inventavano alternative che riuscivano a vendere con stratagemmi pubblicitari, fino a che veniva scoperta la loro inefficacia. Non mancavano le truffe come l’aggiunta di segatura di legno a crusca e farina. Si diffusero la “Butirrina”, ossia un burro artificiale della ditta Chierichetti & Torriani, il Fox-Caleur, un prodotto inglese che, diluito in acqua e irrorati con carbone o legna, illudeva di aumentarne il potere calorifico del 50%.       Nel settore farmaceutico la ditta del Chimico Farmacista cav. dott. P. Colombo commercializzava l’antiparassitario “Distruttore Indiano”, ovvero una polverina che poteva essere utile ai soldati contagiati da parassiti e, tra altri prodotti, anche la bevanda “Bordolese Rosata” proposta come “preferibile al vino”.   L’industria chimica Zambelletti “riprodusse” l’antiluetico “Salvartan” derivato dall’Arsenico e primo farmaco di sintesi ottenuto dal tedesco P. Ehrlich nel 1909. Noto anche col nome di “Composto 606”, esso preveniva e curava la Sifilide e la Tripanosomiasi, l’infezione causata dalla puntura della mosca Tse-Tse.     La Grande Guerra portò ad innovazioni ma, considerando le conoscenze e le tecnologie del tempo, pur risultando utilissime sono da considerarsi dei “prototipi”. Nel primo dopoguerra e nel corso della Seconda Guerra, quanto si era sperimentato e utilizzato venne perfezionato e, mutate le esigenze, nuove apparecchiature e nuovi materiali vennero studiati, impiegati e affinati fino a diventare di uso comune ai giorni nostri. La ricerca scientifica era sempre orientata alla ricerca di sostituti ai carenti prodotti naturali. Vediamone alcuni.   Il PVC, lo ottenne per la prima volta il francese H.V. Regnault nel 1838 e poi il tedesco E. Baumann nel 1872. Entrambi casualmente dal gas di cloruro di vinile, sintetizzarono un materiale solido difficile da lavorare. Due anni prima della Grande Guerra, il tedesco F.H.A. Klatte, brevettò la tecnica della polimerizzazione con luce solare del cloruro di vinile rendendo il PVC lavorabile. La commercializzazione iniziò negli anni ‘20 con la crisi degli Stati Uniti come valido sostituto alla gomma naturale. Con la II^ Guerra, fu adottato come isolante per i cablaggi elettrici delle navi da guerra. In ambito civile, e di qualità migliore, per l’Arma del Genio e Truppe da Sbarco, si usa per gommoni, tensostrutture, etc. Negli anni ‘50 durante la Guerra di Corea, si iniziò ad usarlo per le sacche di sangue.   Nel 1913, J.E. Brandenberger inventa il CELLOPHANE che data la notorietà non necessita di descrizioni.   Il TEFLON: nell’aprile del 1938 R.J. Plunkett mentre stava lavorando con gas refrigeranti si accorse che un campione di Tetrafluoroetilene, compresso e congelato, si era polimerizzato dando origine ad un materiale solido simile alla cera che chiamò TEFLON (Politetrafluoroetilene) il cui simbolo sarà PTFE.     Per le caratteristiche di anti aderenza, impermeabilità, elevata resistenza a calore e corrosione ed intaccamento da sostanze volatili, venne subito impiegato come rivestimento per ridurre il precoce deterioramento di tutto ciò che veniva a contatto con l’Uranio. Militarmente (formulazione Du Pont) lo si impiegò nella costruzione dei primi ordigni nucleari. In elettronica è ottimo per evitare contaminazioni da agenti chimici nella realizzazione di semiconduttori e resine sigillanti. Per l’alta resistenza, il basso attrito, la ridotta usura e alta scorrevolezza, lo si usa in meccanica, carpenteria, etc.. La possibilità di miscelarlo ad antimicrobici soddisfa i requisiti per l’impiego medicale (strumenti sterilizzabili in autoclave) e ortopedico. Dall’originale PTFE commercializzato dal 1946, nel tempo si introdussero sul mercato il FEP dal 1960, l’ETFE dal 1970 e il PFA dal 1972. Gli impieghi più comuni, per leggerezza e resistenza a condizioni estreme sono: trattamento antiaderente per pentole, rivestimento per sacchi a pelo e indumenti, tutti gli usi dove è richiesto ritardo alla fiamma o non infiammabilità, attuatori aeronautici, ecc.. Per lubrificare armi, anche ad alta cadenza di tiro, si usa Olio al Teflon.   Il NYLON (Poliammide) fibra sintetica a basso costo realizzata da W.Carothers nel 1935 per la Du Pont.     Sostituto di fibre tessili artificiali come Rayon e Acetato ricavati dalla Cellulosa, trova ampio impiego militare (NYLON 6.6) per la costruzione di paracadute, alianti, cordame di varie dimensioni, reti, zaini, cinture, portamunizioni, vestiario e molteplici applicazioni fino alle calze per signore. Rende l’idea lo slogan pubblicitario dell’epoca: “resistente come l’acciaio e delicata come una ragnatela”.   Il PET: alla ricerca di una fibra tessile sintetica per sopperire alla carenza di seta giapponese e nylon per l’esercito americano, approfondendo le ricerche di W.Carothers, J.R.Whinfield e J.T.Dickson, realizzarono casualmente questo poliestere (glicole etilenico e acido tereftalatico). Composto da petrolio, gas naturale e materie vegetali (da 1,9 Kg di petrolio si ottiene 1 Kg di PET), è riciclabile al 100% e se incenerito libera nell’aria vapore acqueo, ossigeno e anidride carbonica. Il riutilizzo dopo il riciclaggio, permette di risparmiare il 50% dell’energia necessaria per produrne di nuovo. Essendo infrangibile, igienico, incolore, leggero (una bottiglia da 1,5 litri pesa 30 gr) resistente al calore e possedendo una elevata trasmissione luminosa, già dagli anni ‘70 si utilizza per contenitori di bevande, cibi ed imballaggi; a

Il treno del ricordo da Trieste a Taranto

Del Generale Mario Pietrangeli   “Il ricordo degli esuli giuliano dalmati, il ricordo dei tanti militari che non aderirono alla repubblica sociale di Salò, il ricordo dei tanti italiani morti nelle Foibe”.   Un treno per ripercorrere l’esodo giuliano-dalmata a quasi vent’anni dall’approvazione della legge 30 marzo 2004, n.92, che ha istituito il Giorno del Ricordo “al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.     Il Treno del Ricordo, progetto nato da una risoluzione della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati, è promosso dal Ministro per lo Sport e i Giovani, co-finanziato attraverso la Struttura di missione per gli anniversari nazionali ed eventi sportivi nazionali e internazionali e realizzato dal Gruppo FS e Fondazione FS Italiane, con la collaborazione del Ministero dell’istruzione e del merito, Ministero della cultura, Ministero della Difesa, Rai Teche, Istituto Luce, Istituto Regionale per la Cultura Istriana-Fiumana-Dalmata (IRCI), Rai Cultura e Rai Storia. Il convoglio storico, dal 10 al 27 febbraio, ha attraversato l’Italia, da nord a sud. In 4 vagoni del treno è stata allestita una mostra multimediale, aperta gratuitamente al pubblico, che ha ripercorso idealmente il viaggio compiuto dagli esuli istriani, fiumani e dalmati.     Trieste, Venezia, Milano, Torino, Genova, Ancona, Bologna, Parma, La Spezia, Firenze, Roma, Napoli e Taranto, queste le tappe della mostra, in ricordo di quelle donne e quegli uomini che dovettero abbandonare le loro città, le loro case, la loro terra per restare italiani.   Il percorso della mostra si snodava lungo quattro vagoni, più due vagoni adibiti all’ingresso e all’uscita dei visitatori. Le sezioni erano 4: Italianità (IMI Internati Militari Italiani), Esodo, Viaggio del dolore, Ricordi di una vita. In ogni stazione la mostra è stata aperta al numeroso pubblico.   La mostra itinerante: All’interno del Treno è stata allestita una mostra multimediale con le testimonianze della storia dell’esodo giuliano dalmata.     Proiezioni di filmati di repertorio (Archivio Istituto Luce e Rai Teche) e di video originali, fotografie e masserizie, fornite dall’Istituto Regionale per la Cultura Istriana-Fiumana-Dalmata (IRCI), hanno condotto il visitatore nel racconto immersivo degli avvenimenti legati all’esodo giuliano dalmata e alle altre vicende connesse con il confine orientale.   Articolo pubblicato sul periodico ANGET N1/2024 – Associazione Nazionale Genieri e Trasmettitori   www.anget.it

La mostra “Check Point Pasta, Mogadiscio 1993-2023” a Torino

Al Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito prosegue il tour della mostra “Mogadiscio – Somalia – Check Point Pasta 1993-2023”.   Il Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito ospita la quarta tappa della mostra fotografica “Check Point Pasta, Mogadiscio 1993-2023”, proveniente dall’Accademia Militare di Modena.   L’esposizione fotografica fornisce un quadro completo sulla situazione somala nel periodo 1992 – 1994 e sugli interventi Onu per tentare di fornire stabilità e sicurezza nell’area; in particolare, è focalizzata sugli avvenimenti che sfociarono nello scontro a fuoco presso il Check Point Pasta del 2 luglio 1993; ripercorrendo le missioni dell’Esercito dal dopoguerra ai giorni nostri, fornendo l’immagine di una Forza armata al servizio del Paese nonché impegnati nella difesa della pace e della sicurezza internazionale.   La mostra, curata dalla Fondazione Ente Editoriale per l’Esercito, intende pertanto commemorare, a trent’anni di distanza da quegli avvenimenti, i Caduti sottotenente Andrea Millevoi, sergente maggiore Stefano Paolicchi, caporale Pasquale Baccaro, insigniti di medaglia d’oro al valor militare, e ricordare i molti militari feriti e decorati, fra i quali il tenente colonnello ruolo d’onore Gianfranco Paglia, ferito proprio in occasione degli scontri di Mogadiscio e per tale motivo insignito della medaglia d’oro al valor militare.   Il taglio del nastro, effettuato dal comandante dell’istituto di formazione, generale di corpo d’armata Stefano Mannino, alla presenza del curatore della mostra, generale di brigata (ris.) Matteo Paesano e del tenente colonnello Gianfranco Paglia, è stato preceduto da una conferenza a favore dei giovani ufficiali frequentatori del 201° e 202° corso e rappresenta un tributo doveroso al sacrificio e impegno quotidiano dei nostri militari, ma è anche e soprattutto una manifestazione culturale dal grande valore sociale.

Dopo Roma e Milano, la Mostra fotografica fa tappa a Modena

Dopo il grande successo di questa estate presso la Sala delle Bandiere al Vittoriano di Roma, reiterato a Milano presso la Scuola militare Teulie’ di Milano, l’esposizione fotografica che commemora l’impegno dei militari dell’Esercito Italiano in Somalia nell’ambito della missione internazionale “IBIS” a trent’anni di distanza, è stata inaugurata nei giorni scorsi presso l’Accademia Militare, in occasione del 30° anniversario, la tappa modenese della mostra “Check Point Pasta, Mogadiscio 1993-2023” per commemorare i caduti – Caporale Pasquale Baccaro, il Sergente Maggiore Stefano Paolicchi e il Sottotenente Andrea Millevoi, insigniti di Medaglia d’Oro al Valor Militare e ricordare tutti i militari feriti e decorati, fra i quali il Tenente Colonnello Gianfranco Paglia – anch’egli decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare, testimoni dell’impegno dell’Esercito in Somalia a difesa della pace e della sicurezza internazionale.   Il taglio del nastro, effettuato dal comandante dell’Istituto, generale di divisione Davide Scalabrin, alla presenza dell’allora comandante del Contingente italiano in Somalia, generale di corpo d’armata (ris.) Bruno Loi, del curatore della mostra, generale di brigata (ris.) Matteo Paesano e del generale di brigata (ris.) Cristiano Maria Dechigi, insegnante di storia militare in Accademia, è stato seguito da un incontro con gli allievi ufficiali dell’Accademia sull’esperienza vissuta dall’Esercito nell’ambito della missione internazionale “IBIS”.   L’esposizione fotografica, allestita presso l’Istituto militare modenese, grazie ad approfondimenti esplicativi – fotografie, stampe e illustrazioni, fornisce un quadro completo sulla situazione somala nel periodo 1992-1994, sugli interventi posti in atto dall’ ONU per cercare di fornire stabilità e sicurezza nell’area ed è focalizzata sugli avvenimenti che sfociarono nello scontro a fuoco presso il check point “Pasta”, tracciando i lineamenti delle attività umanitarie svolte a favore della popolazione somala e ripercorrendo, inoltre, le missioni dell’Esercito dal dopoguerra ad oggi.   La mostra, con i volti e i luoghi più importanti, sarà visitabile fino al 10 marzo 2024 per poi essere nuovamente allestita presso il Comando per la Formazione e Scuola di Applicazione di Torino. https://www.perseonews.it/2024/03/06/accademia-mostra-su-check-point-pasta-mogadiscio-1993-2023/